Di Drawjob e la mostra sul porno (o Un bel lavoretto di matita)

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Una mostra di illustrazioni, racconti e un documentario, tutto sulle categorie del porno. Un pizzico di malizia, ma molta classe e nessuna volgarità, proprio come piace a me. E’ Drawjob, progetto partito la settimana scorsa negli spazi dell’associazione Tapirulan di Cremona (corso XX Settembre 22, info su tapirulan.net). La mostra resterà aperta al pubblico fino al 14 maggio e tutti i contenuti saranno riportati in un bellissimo catalogo, in vendita sul posto e a breve sul sito del progetto. La ricetta di Drawjob è semplice: servono 22 illustratori, 6 tra scrittrici e giornaliste, 2 esperti di sesso e 1 film (‘Porno e libertà’ di Carmine Amoroso). E una manciata di categorie del mondo del porno. Non esistono solo gay, etero e asian, sciocchini…
Ma per approfondire la cosa, non c’è niente di meglio che una doppia intervista: una a Chiara Fedele, che assieme a Gianluca Folì e Francesco Poroli ha organizzato la mostra, e una a Davide Bonazzi, illustratore bolognese che ha partecipato al progetto.

E visto che sono galante, prima le signore.

L’idea

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La locandina della mostra Drawjob

Chiara, la domanda che tutti ci stiamo facendo: ma come vi è venuta in mente l’idea di Drawjob?
“Oh, è stata una cosa molto semplice e senza troppe indagini sul mondo del porno. Dato che agli illustratori piace disegnare qualsiasi cosa, basta uno stimolo, una lista. Io, Gianluca e Francesco ci siamo chiesti un pomeriggio, durate la fiera di Bologna, come sarebbe stato illustrare le categorie del porno. Detto, fatto. Immaginavamo i nostri colleghi, come avrebbero interpretato questa cosa in base al loro stile. Oltretutto nessuno degli illustratori coinvolti è specializzato, per così dire, nell’illustrazione erotica”.

Chi ha coniato il nome (che spero diventerà una nuova categoria su PornHub)?
“L’idea è di Riccardo Guasco, mentre la locandina è di Mauro Gatti

Ogni illustratore ha scelto il proprio ‘tema’?
“No, le abbiamo assegnate io, Riccardo e Francesco. Con grande divertimento”.

A proposito dei temi, nel porno le categorie sono tantissime e in costante cambiamento. Si va da fantasie più o meno innocue a combinazioni tra l’astruso e l’impossibile. Le conoscevate tutte o c’è stata qualche sorpresa?
“L’esperto in questione è Francesco, ma io per esempio non conoscevo il bukkake” (Pratica di origine giapponese – strano – che consiste nel farsi eiaculare addosso da un gruppo di persone; ndr)

Come illustratori vi eravate già cimentati su argomenti simili?
“Proprio sul porno no, ma io, Gloria Pizzilli e anche Gianluca Folì avevamo già fatto qualche illustrazione erotica. Altri, come Carla Manea, vengono da tutt’altro ambiente. Un ulteriore vincolo che abbiamo dato è stato quello di non mostrare organi genitali e l’atto sessuale in sé. Questo non per pudicizia, ma per far lavorare di più gli illustratori”.

Non solo immagini: la mostra include anche scritti e pareri di esperti…
L’illustrazione è da sempre collegata al mondo della scrittura così abbiamo coinvolto la giornalista Loredana Saporito che, appassionata al progetto, ha coinvolto le scrittrici che hanno realizzato racconti erotici legati ad alcune delle categorie. Saranno riportate nel catalogo della mostra, assieme ai pareri di due esperti, il sessuologo e psichiatra Marco Rossi e lo scrittore nonché ex attore porno Franco Trentalance”.

Oltre a Chiara Fedele, Gianluca Folì, Riccardo Guasco, e Francesco Poroli gli artisti coinvolti sono Massimo Caccia, Carla Manea, Ale Giorgini, Gloria Pizzilli, Lorenza Natarella, Simone Massoni, Mauro Mazzara, Elisabetta Benfatto, Cristiano Baricelli, Martoz, Alex Raso, Thomas Campi, Matteo Berton, Davide Bonazzi, Vittorio Bustaffa, Gianluca Garofalo e Paolo D’Altan e Mauro Gatti. Le sei scrittrici e giornaliste invece sono Santa Nastro, Maria Elena Barnabi, Barbara Massaro, Chiara Oltolini, Enrica Tesio e Stefania Vian.

L’opera

Ma torniamo agli illustratori, nello specifico a Davide Bonazzi, che si è cimentato nel progetto con l’opera ‘Solo’, ode alla masturbazione.

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‘Solo’, l’opera di Davide Bonazzi per Drawjob

Davide perché hai scelto di partecipare a questo progetto?
“Tutto è iniziato con una email di tre colleghi illustratori, con la proposta di illustrare una delle tante categorie del porno. Ho scelto di partecipare per curiosità, per amicizia e per puro divertimento. Nel mio lavoro da freelance ho a che fare ogni giorno con temi legati alla politica, alla società, all’economia, alla scienza, argomenti molto stimolanti ma piuttosto ‘seri’, così l’idea di fare qualcosa di irriverente e liberatorio come un soggetto porno mi è subito piaciuta”.

Come si sposano illustrazione e porno?
“Apparentemente non potrebbero essere più lontane, eppure io ed altri ci siamo accorti che esistono insospettabili analogie. Ad esempio sono entrambe due professioni mercenarie, che traducono una passione irresistibile in un mestiere a tutti gli effetti. Entrambe poi sono soggette a una forte classificazione: come la pornografia si articola in una miriade di categorie, così anche gli illustratori sono spesso necessariamente inquadrati in base alla loro disciplina e specialità. Illustrare le categorie del porno è un modo per giocare con questa mania della classificazione estrema, riappropriandosi del puro piacere di illustrare/raccontare/fare quelle pratiche sessuali, per una volta col solo obiettivo di divertirsi”.

A proposito di categorie, quale ti è ‘toccata’?
“Ho dato la mia interpretazione della categoria ‘Solo’ “.

Quale messaggio hai voluto lanciare con l’opera che hai realizzato per questa mostra?
“Il mio unico obiettivo era mettere un sorriso, il più possibile malizioso, in chi l’avrebbe guardata. Sembrava un compito semplice, invece ha richiesto più energie del previsto. Come sempre in questi casi, quello che nasce come un progetto in relax finisce per diventare una sfida a tutti gli effetti!”.

Qual è stata la sfida più grande di questo progetto per un illustratore?
“Soprattutto non essere volgare, ma neanche troppo pudico. La sfida, come sempre nell’illustrazione, è evocare il soggetto senza descriverlo esplicitamente. In questo caso era necessaria anche una buona dose di ironia”.

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